Dalla pandemia alla ricostruzione: il contributo di BI Health

La pandemia ha generato e genera la necessità di una trasformazione, anche radicale, del modo di pensare la risposta delle aziende sanitarie alle esigenze di salute dei cittadini. Le quali evolvono con la stessa rapidità con cui lo fa il contesto globale, socio-sanitario ed economico. Emerge l'esigenza di una "nuova visione", sulla cui base ricalibrare il servizio, le capacità decisionali, la capacità di prevedere l'evoluzione del contesto e quella conseguente di determinare la corretta allocazione degli impieghi. Come noto, il Recovery Fund mette a disposizione le risorse per affrontare questa sfida. Fondamentale non vanificarne l'opportunità irripetibile. In particolare, il fondo rende disponibili risorse indirizzate specificamente alla sanità e risorse finalizzate alla digitalizzazione - la quale, in ambito sanitario, potrà generare un effetto-leva poderoso in termini di efficentazione dei servizi. In questo speciale contesto, BI HEALTH trova la perfetta esplicazione della propria mission: offrire alle aziende sanitarie il proprio supporto per configurare/attuare la "nuova visione". Infatti, BI HEALTH è in grado di fornire tutti gli strumenti che, elaborando la mole considerevole di dati di cui le aziende santarie dispongono, consentono la previsione delle tendenze, la configurazione degli scenari possibili, l'estrazione dai dati di tutti gli elementi che facilitano e guidano in sicurezza i processi decisionali, di tipo operativo e/o strategico.

Gli strumenti per la ricostruzione

Gli ultimi 12 mesi sono stati una vera prova di resistenza, una lunga corsa ad ostacoli che, superando disagio e paura, ci ha permesso di riscoprire molti di quei valori che avevamo perso di vista. E soprattutto, ha modificato il modo di lavorare e quello di relazionarci, imponendo una drastica riduzione di viaggi e trasferte, favorendo così il ricorso massivo alle riunioni virtuali in Videoconferenza e al Telelavoro. Qust'ultimo, come è noto, è letteralmente esploso, facendo segnare in Italia una crescita del 1.050%: gli smart worker italiani sono passati dai 570 mila del 2019, ai circa 6,5 milioni del 2020. Tralasciando le disastrose conseguenze sull’economia, le emergenze sociali più gravi si sono registrate nel Sistema Scolastico e nel Sistema Sanitario, che hanno evidenziato grandi ritardi rispetto alla necessità di una trasformazione digitale completa e definitiva. Peraltro, la resilienza della Scuola e del SSN è scattata solo grazie a un'accelerazione dell'uso - obtorto collo - delle tecnologie digitali: la Scuola ha dovuto fare un massiccio ricorso alla “DaD” e il Sistema Sanitario ha implementato molti servizi di “Telemedicina”. Tutto ciò ha dato l’avvio ad un insieme di cambiamenti tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali, associati con le applicazioni di tecnologia digitale - praticamente, ciò che viene comunemente identificato con la locuzione “Digital Transformation”. Il coronavirus ha messo in ginocchio l’economia mondiale ed è per questo motivo che, oltre ai termini ‘pandemia’ o ‘Covid’, si sono fatti largo “PEPP”, “RFF”, “Recovery fund‘, “Recovery plan”, “Next Generation EU” o ancora “PNRR”. Ma proviamo a farci largo in mezzo a tutti questi acronimi e neologismi.


Le economie di tutti i Paesi del mondo hanno risentito e stanno risentendo dell’impatto del coronavirus. La prima mossa è stata ricorrere a uno strumento della Banca Centrale europea, il PEPP: Pandemic Emergency Purchase Program.

Grazie ad esso, sono stati acquistati titoli pubblici e privati per un totale che ammonta a 1.850 miliardi complessivi. Il secondo strumento è il piano denominato Next Generation EU, di cui uno degli strumenti più importanti è il Recovery and Resilience Facility - RRF -, indicato comunemente con il termine Recovery Fund. Il Next Generation EU è un piano da 750 miliardi con cui, per la prima volta, i Paesi dell’Unione hanno deciso di fare debito comune. Esso sarà finanziato quasi totalmente con l’emissione di titoli sui mercati da parte della Commissione Europea. Si parla poi di Recovery Plan, un piano nazionale di riforme varato da ogni Paese, che è sostanzialmente il modo in cui ciascun Paese spenderà i fondi del Next Generation EU. Non bisogna inoltre dimenticare che, oltre al Next Generation EU (che è un piano emergenziale), c’è il Budget europeo. Rappresenta il totale dei contributi di ogni Stato membro (a seconda della propria ricchezza), messo insieme ogni 7 anni. Dal 2021 al 2027 saranno a disposizione circa 1.100 miliardi.

Tornando alla dotazione di fondi per far fronte alla pandemia, va sottolineato che l’Italia è tra i maggiori beneficiari del Next Generation EU, con circa 209 miliardi messi a disposizione nei prossimi 6 anni (di cui 82 miliardi di sussidi e 127 miliardi di prestiti), ai quali si aggiungono 13,5 miliardi assegnati all’Italia dal React-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe), programma supplementare per la politica di coesione. La chiave di volta per la crescita e la sostenibilità economica dell’Italia, seguendo determinate linee-guida dettate dalla Commissione Europea, consiste sì nel ridisegnare le politiche occupazionali, ma a partire dalla necessità di trasformare l’organizzazione del lavoro attraverso l'automazione e la digitalizzazione. Si tratta di una condizione imprescindible per la crescita. Nasce così il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): circa 500 schedeche delineano gli interventi e la distribuzione delle risorse a disposizione, con un impianto chesi articola in 6 macro-missioni, vale a dire 6 aree di investimento. Le quali, a loro volta, raggruppano 16 componenti funzionali, per realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo, articolate in 48 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti.

Con il nuovo governo presieduto da Mario Draghi, il coordinamento tecnico del PNRR è stato affidato al Ministero dell’Economia. E pertanto, con la figura di Daniele Franco, ministro dell'Economia ed ex direttore generale della Banca d'Italia, affiancato da un gruppo ristrettissimo di consiglieri, il Recovery Plan sta cominciando a prendere forma. Le schede tecniche spiegano nel dettaglio i progetti a cui sta lavorando il Governo, con l'avvertenza che in molti casi si tratta di semplici bozze. Queste schede costituiscono infatti delle indicazioni relative alle misure da finanziare nell'ambito del PNRR "al fine di un esame completo da parte del Parlamento".

E mentre sanitari, medici, virologi, epidemiologi, statistici, scienziati, politici, economisti ed alti ufficiali militari sono impegnati nel tentativo di restituirci il diritto del presente e la speranza del futuro, tra cure innovative ed appropriate, piani vaccinali di massa e supporti all’economia, a BI HEALTH, piccola e giovane azienda che gravita nel complesso ecosistema della sanità, spetta il delicato compito di supportare le organizzazioni pubbliche e private, che operano nelle aree della sanità e del welfare, nel complesso lavoro di aggiornamento e innovazione che ad esse è richiesto. Un supporto che si sviluppa attraverso servizi di consulenza direzionale e di progetto, di formazione, di ‘data analysis’ e di ‘business intelligence’. BI Health intende accompagnare le organizzazioni verso questo obiettivo, proponendo una nuova prospettiva: l'elaborazione di scenari di breve-lungo periodo, sulla cui base determinare le strategie e assumere decisioni più consapevoli e coerenti con gli effettivi bisogni di salute dei cittadini. Lo sviluppo dei modelli innovativi, elaborati anche con la partecipazione attiva dei clienti, è supportato dalla PIATTAFORMA MULTIDIMENSIONALE BIH, realizzata per rendere concreto il nuovo approccio: trasformare i dati di cui già si dispone in informazioni utili, chiare e misurabili, con cui monitorare e migliorare in itinere i risultati delle strategie adottate. Il tema della digitalizzazione diventerà un tema sempre più centrale nei prossimi anni per le aziende dell'area della sanità, le quali dovranno affrontare la riorganizzazione dei servizi non riducendone la qualità, ma ottimizzando gli impieghi e osservando in modo sempre più sistematico e tempestivo l'andamento epidemiologico. Senza entrare nell’analisi dettagliata dei fondi previsti dal PNRR, va sollineato che tutti gli stakeholders istituzionali centrali e periferici del mondo healthcare, avranno a diposizione a breve importanti dotazioni, per circa 31,3 Miliardi di Euro, da utilizzare per affrontare i cambiamenti suddetti:

  • la missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura" avrà a disposizione un tesoretto di 46,3 miliardi di euro, di cui la componente digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, potrà contare su 11,7 miliardi di euro;

  • la missione 6 "Salute", potrà contare su un budget complessivo di 19,7 miliardi di euro. Di questi, 7,9 miliardi sono i fondi previsti per la componente "assistenza di prossimità e telemedicina", che è finalizzata a "potenziare e riorientare il SSN verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria; a superare la frammentazione e il divario strutturale tra i diversi sistemi sanitari regionali, garantendo omogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza; a potenziare la prevenzione e l’assistenza territoriale, migliorando la capacità di integrare servizi ospedalieri, servizi sanitari locali e servizi sociali". Il secondo cluster, "innovazione dell’assistenza sanitaria", finalizzato all'ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del SSN, vale 11,8 miliardi.

L’Italia, quindi, ha grandi sfide davanti, che si traducono in grandi opportunità di rilancio, sviluppo e modernizzazione. È per questo che, con la stessa caparbietà con cui nel 2020 ha voluto dar vita alla nuova avventura imprenditoriale di BI HEALTH, nel bel mezzo della pandemia, il management dell'azienda guarda ora al prossimo futuro con fiducia, speranza e con rinnovato impegno nella ricerca di nuove soluzioni, da mettere in campo per la valorizzazione del patrimonio di informazioni e conoscenza di cui le aziende sanitarie dispongono. Lo fa incentrando la propria attività sugli strumenti di analisi degli scenari, su quelli di supporto ai processi e sugli strumenti che facilitano le decisioni operative e/o strategiche - quelle decisioni che sempre più devono commisurarsi con l'evoluzione rapida del contesto globale, socio-sanitario ed economico.